Bei ricordi

23 Giugno 2019
Written by: Gabriella Zambrini
corpo macchina

Mi interrogo da sempre sul senso delle cose, sui comportamenti umani, su ciò che vedo intorno a me. Spesso mi chiedo cosa induce le persone a comportarsi in un determinato modo anziché in un altro. Mi chiedo se le persone si domandano mai cosa lascino dietro di sé. Se stiano lasciando un buon ricordo, un cattivo ricordo o, semplicemente, nessun ricordo. Percepisco sempre più di frequente il sentore di una sorta di gara nei comportamenti che induce ormai molti di noi al peggio. Tu racconti un episodio e il tuo interlocutore ti racconta di peggio, ti alteri con qualcuno che ti ha fatto un torto e il colpevole ti invece contro come se gli avessi ucciso un figlio, ti lamenti con un amico delle tue difficoltà e quello ti sotterra con difficoltà milioni di volte peggiori delle tue.
La necessità di fotografare nasce proprio per generare ricordi tangibili. Ci fosse sempre una macchina fotografica puntata verso di noi a fotografare ogni momento della nostra giornata e se ognuno di noi si rivedesse infine in queste immagini forse capiremmo quanto siamo brutali e inopportuni. Sarebbe davvero un esperimento importante per aiutarci a capire meglio noi stessi, a migliorarci, dando di noi un’immagine meno fisica e più mnemonica. Lasciando di noi un ricordo più piacevole. Lasciando un ricordo di noi, prima che delle nostre amarezze.

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