Bugie bianche, bugie nere

Bugie bianche, bugie nere

Il bianco assoluto, la luce; il nero assoluto, il buio. In mezzo, si usa dire in fotografia, il grigio medio al 50%. Si è soliti associare questi (non) colori alle menzogne, parliamo di bugie bianche quando vogliamo sottintendere che si tratta di una bugia detta a fin di bene, per non far preoccupare i nostri cari, per non turbare troppo lo stato delle cose; e poi ci sono le bugie nere, quelle che stravolgono e ribaltano completamente la realtà, che occultano tradimenti e raggiri.

Con le nuove regole di contenimento della pandemia si impone a coloro che abbiano avuto contatto con un positivo l’autosorveglianza. In altre parole, fantascienza pura. Ci si può davvero autodisciplinare in una condizione in cui da due anni ormai siamo soggetti senza volto, senza sorriso, senza quasi più autodeterminazione? Ci possiamo fidare di ciò che, con serafica leggerezza, affermano amici, conoscenti, colleghi e amanti circa la loro condizione?

Quando ho ascoltato quest episodio sono rimasta sconcertata: di quattro collaboratori che stavano lavorando ad progetto comune, uno ha confessato che il proprio fidanzato era risultato positivo al tampone. Lo diceva così, en passant, come se stesse parlando delle pietanze della cena della sera prima. Subito era stato allontanato dallo studio affinchè facesse lui stesso immediatamente un tampone. Tutto questo succedeva un venerdi sera. Il collega che mi raccontava il fatto era corso egli stesso a fare un tampone, risultato ovviamente negativo, dato il repentino controllo.

Il lunedì, alla ripresa dei lavori, il collega mio amico era rimasto allibito nel vedere che la persona che aveva avuto contatti stretti con un positivo era regolarmente in studio a lavorare come se niente fosse. Chiedendo spiegazioni, gli fu risposto, sempre con serafica semplicità, che il potenziale untore era risultato negativo al tampone e che comunque i due, vivendo in case separate, non rappresentavano un alto rischio.

La domanda che è mi sorta immediatamente è stata: con quale serenità si possa lavorare in una condizione simile. E purtroppo questo è solo un piccolo spaccato, una fessura minima, di quella che ormai è condizione, sia professionale che emotiva, a cui lentamente ci stiamo abituando. Così come ci stiamo abituando alle menzogne, temo.

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