C’era una volta il reportage…

22 Gennaio 2019
Written by: Gabriella Zambrini

Il nuovo progetto cui sto lavorando riguarda il lavoro notturno. Sono da tempo affascinata dall’idea – forse scioccamente romantica – di realizzare un bel reportage. Uno di quei lavori dove non devi star lì a elemosinare per uno scatto, ma dove tutti sono felici e disponibili di partecipare. Senza dover ascoltare le solite imprecazioni retrograde tipo: e poi che ci fai te con la mia faccia? E dove la pubblichi? e altre menate simili. Ma i tempi di Gianni Berengo Gardin che andava a fotografare gli operai fuori dall’Olivetti, o di Lisetta Carmi che andava a ritrarre i camalli sono finiti, purtroppo. Lo spirito di corpo, la solidarietà, il senso di partecipazione non appartengono più a questi nostri giorni aridi.
Ho scritto un po’ a tutti: al mercati generali, a società di sorveglianza notturna, ho parlato con gli amici per scandagliare nelle loro conoscenze, ho chiesto aiuto a panettieri e pasticceri, ma niente. Pare che abbiano tutti un ego smisurato con cui combattere una guerra solitaria oppure sono tutti troppo indaffarati nella fatica di portare a casa il pane quotidiano per dare ascolto a una che va li a bighellonare con una macchina fotografica. Eppure nella mia presentazione garantivo pubblicità e visibilità ai gestori dei piccoli esercizi che ho contattato, ma evidentemente non è stato abbastanza.
Mi rassegnerò a rubare immagini qua e là, mettendo a repentaglio l’incolumità della macchina. E quello che doveva essere un progetto a lungo termine con tutta probabilità diventerà un progetto eterno. O l’ennesimo lavoro nel cassetto.

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