Cercasi musa disperatamente

19 Luglio 2020
Written by: gizetastudioadmin

 

Tutti i fotografi di ritratto prima o poi trovano una musa. Trovano  il volto che  riescono a fotografare senza mai annoiarsi e che ancora e sempre vorrebbero fotografare. Ferdinando Scianna trovò Marpessa, Mario Testino ha fotografato Kate Moss per venti anni di seguito o ancora per Alfred Stieglitz l’ossessione nel mirino era sua moglie Georgia O’Keeffe. Nel mio piccolo anch’io ho avuto per lungo tempo una musa ispiratrice: Zazie. Il nome d’arte lo scelse lei stessa in quanto sin da subito si dichiarò orientata a fare altro nella vita. Ebbene ora Zazie non vuole più posare: dice che ormai è “vecchia” per fare la modella, si occupa di altro e non vuole che questo “altro” possa mai scoprire questa sua precedente attività, non perché ne abbia vergogna, ma semplicemente per mantenere la credibilità o – se vogliamo – la tanto ambita reputazione in quello che è il suo attuale contesto lavorativo.

La storia di Zazie è simile a quella di molte belle ragazze che, un po’ per sbarcare il lunario, un po’ per vanità, un po’ per velleitarie proiezioni, talvolta, scelgono di concedersi alle richieste di professionisti (o – molto più spesso – di sedicenti tali) dell’immagine. Alcune sono bellissime, ma totalmente incapaci. Sopraffatte dalla loro stessa bellezza, credono che una foto riesca bene solo perché l’aspetto fisico sia in grado di supplire alla mancanza di portamento, a una postura sbilenca, all’inespressività del volto. Altre meno belle, talvolta hanno carattere e sono anche espressive, e poi però a fatica riescono a reggere i ritmi pesanti di stare ore sotto uno specchio per il make up, ore senza mangiare e senza bere, ore patendo il caldo o il freddo. Infine ci sono quelle che nemmeno si pongono il problema, per soldi sono disposte a spogliarsi e si prestano a chiunque glielo chieda, senza alcun criterio di scelta o di lungimiranza. 

Una grande lezione di professionalità l’ha resa ultimamente Benedetta Barzini, volto iconico della fotografia di moda, nonché intellettuale e attivista poi, ora protagonista di un apprezzato docu-film girato da suo figlio La scomparsa di mia madre. Barzini asserisce che non basta avere un bel visino per fare carriera, ma bisogna essere di tempra forte. Una vera professionista non si lamenta mai, neanche se sta per svenire dalla fame, o per i crampi alle gambe. E sorride, se deve sorridere, anche per ore intere ed infinite, senza battere ciglio.

La mia Zazie non si è mai lamentata, né della musica che avevo in sottofondo in studio, né del caldo, né del freddo, né di un vestito stretto o dal tessuto particolarmente fastidioso, né dei tacchi alti, o delle forcine nei capelli. Sempre sorridente, partecipe, ma soprattutto dotata di grande versatilità, capace quindi di vestire in maniera straordinariamente credibile i panni di una bimba come di una femme fatale. Dotata di grande energia, di grande carattere, di grande sensibilità. E, come se non bastasse, di grande autoironia. Tutte queste doti si traducono in una sola ed unica definizione: musa ispiratrice. Avrebbe avuto una straordinaria carriera come modella, ma ha preferito occuparsi di altro. Ed io mi rassegnerò al fatto che non troverò mai un’altra che possa eguagliarla. A dir la verità, neanche la cerco, so che sarebbe solo fatica sprecata. Certi miracoli capitano una volta sola nella vita.

 

 

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