Corpi estranei

4 Ottobre 2020
Written by: gzstudio foto

Sei partito in un giorno di pioggia, con la macchina che forse neanche funziona tanto bene e sei andato a quel convegno che aspettavi da tempo. Anche se non conosci nessuno, poco importa, conosci il relatore e tanto basta. T’incammini sotto un cielo carico di vendetta che sai ti punirà, se non ora che sei all’andata, sicuramente al ritorno. E però, ne vale la pena. Sei animato e carico di aspettative. Non vedi l’ora. Riunirsi con persone che condividono i tuoi stessi interessi è un bagno balsamico, ti rinfranca sempre delle frustrazioni del quotidiano, ti fa dimenticare per un momento le rogne che presto o tardi dovrai risolvere.

Arrivi e immediatamente capisci di non essere nel posto giusto. Si, tutti parlano di ciò che più t’appassiona: che sia fotografia, cinema, dama o cipolle poco importa, la passione è la stessa, ma la sensazione che le persone, e soprattutto le parole che queste usano, facciano parte di una galassia sconosciuta è netta e immediata. Parlano di film che non andresti a vedere neanche se ti pagano, di musica che reputi cacofonia, si accaniscono su un libro di cui non ricordano il titolo e che però ritengono fondamentale (sic).

Pian piano ritagli il tuo angolino appartato e diventi tappezzeria. Poi il convegno ha inizio e subito cominci a guardare il grande orologio a parete per vedere quanto tempo è passato, quanto tempo manca alla fine. E ti accorgi che è iniziato solo da dieci minuti. Smetti di ascoltare anche il relatore, che quasi non riconosci più per quello che dice. L’unico pensiero che si staglia granitico nella tua testa è: chi me l’ha fatto fare? Potevo essere a casa a riposarmi, a farmi i fatti miei, a lavorare, magari ad aggiustare quella cornice che attende di essere riparata da mesi. Il senso di alienazione è talmente pesante che fai fatica anche a star diritto sulla sedia. Il relatore successivo parla di argomenti che già conosci a menadito, di studi e approcci all’argomento che già hai sperimentato sulla tua pelle – senza successo – da anni e anni. Vorresti intervenire, ma preferisci il silenzio. Ti auguri solo che il tutto finisca presto, con lo stesso animo devoto con cui speri nella clemenza del tempo quando ti sottoponi a una colonscopia.

Tanto, piove
Il primo giorno di vacanza

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