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28 Marzo 2020
Written by: gzstudio foto

In questi giorni surreali, ci sembra di vivere in un film intimista, dove le poche azioni che si svolgono avvengono tutte in un ambiente interno. Ci auguriamo tutti che la quarantena da Covid19 finisca presto, ma intanto ci interroghiamo costantemente su come ne usciremo. Indubbiamente non saremo più le stesse persone di quando vi siamo entrati. Nelle situazioni collettive, dove tutti, senza privilegi di razza, di estrazione o nascita, siamo esposti ad un pericolo, lo smarrimento è a reti unificate. Senza colore, né schieramento.

Contiamo i morti, ahimè, e intanto alcune immagini restano ferme nella nostra mente. Non dimenticheremo questi giorni, e ancor meno dimenticheremo le foto che le accompagnano. Rinchiusi in casa, trascorriamo ore a preoccuparci per i soldi, per come fare la spesa, per un genitore lontano, mentre c’è chi vede sfilare carri militari pieni dei corpi di persone care, persone che un giorno hanno accompagnato al pronto soccorso e che non hanno mai più rivisto. E che non rivedranno più.

In una piazza San Pietro deserta il Papa prega sotto una pioggia battente. Solo. Come mai prima d’ora. Una luce metallica si dipana dai sampietrini fino al colonnato più famoso del mondo. Le luci dei lampioni disegnano una corona dorata, ma sotto di questa non c’è un monarca, nè un capo di stato. Un uomo solo che parla e prega. Sotto la pioggia. Che siate credenti o no, conservate queste foto nei vostri computer e nei vostri telefonini. Stampatele e ritagliatele come i vostri nonni conservavano le foto ritagliate dai quotidiani. Fatele vedere a i vostri figli e ai vostri nipoti. Non oggi e neanche domani, ma solo quando ne usciremo. Perché questa si chiama Storia.

(Foto archivio GzStudio)

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