Il pane quotidiano

28 agosto 2018
Written by: Gabriella Zambrini

Le storie sono in ogni angolo, talvolta bisogna cercarle, altre volte ti saltano addosso. Possono  essere un balsamo rigenerante che ci allieta la giornata o un’onda molesta che ce la rovina. Non serve alcun rito propiziatorio, è sufficiente uscire per imbattersi in qualcosa di grande da raccontare, tuttavia capita anche di assistere a scene desolanti che si preferirebbe non vedere mai.

due

Quella che racconto oggi non è la più bella delle storie, purtroppo è una scena in cui emerge il lato meno edificante dell’animo umano.

Ero in una panetteria giorni fa, una di quelle piccole botteghe artigiane che ormai vanno scomparendo, quando entra un ragazzo con un grande zaino sulle spalle, di quelli  ha usano i campeggiatori. Si mette in fila educatamente, è alto, biondo, con i capelli corti e ordinati, i suoi vestiti sono semplici, puliti e stirati. Gli occhi chiarissimi lasciano intuire origini danesi o svedesi. Qualcuno tra i clienti gli fa notare che bisogna munirsi del tagliando con il numero per essere serviti. Lui si mostra poco reattivo, ha uno sguardo assolutamente  neutro. Mi sembra che non capisca la lingua e intervengo parlandogli in inglese, ma il risultato resta identico. Poi mi mostra lo schermo del cellulare sul quale appare la scritta: “Posso avere cibo gratis per favore”

I clienti si voltano verso di noi, ci osservano. Ripeto a voce alta quanto ho appena letto, non senza un leggero brivido che improvvisamente mi corre lungo le spalle. I commessi dietro al bancone si guardano imbarazzati tra loro, come presagendo  quanto accadrà a breve. La signora che siede alla cassa chiama il marito nascosto nel retro chiedendogli cosa fare.

Il fornaio si affaccia e getta sul bancone un ritaglio di pizza bianca:

-Dategli questa, che tanto è di ieri –

Il ragazzo ringrazia con un cenno del capo e se ne va. Non ha neanche oltrepassato il gradino della soglia che si scatena il giudizio universale: su l’immigrazione, sugli sbarchi (arrivano svedesi a Lampedusa?), sul vagabondaggio, su chi ruba il lavoro, sui barboni, sugli stupratori.

Resto qualche istante basita ad ascoltare. Osservo stralunata come candide signore anziane in un istante si siano trasformate in delle gargoyle assetate di sangue e vendetta. Gli uomini ugualmente trasfigurati in novelli paladini della giustizia, veri  cavalieri crociati senza macchia e senza paura.

Abbandono la fila ed esco. Oggi, domani e tutti i giorni che verranno andrò a  comprare il pane in un altro negozio.

Il senso del tempo
Dove eravamo rimasti...
La fabbrica dei bottoni

    4 Comments

  • wwayne 28 agosto 2018
    Reply

    Perché hai deciso di cambiare negozio? I suoi clienti sono razzisti, ma il fornaio è stato gentilissimo con il ragazzo…

  • abdensarly 2 settembre 2018
    Reply

    Purtroppo la solidarietà è diventata merce rara…Ciao carissima.

  • Leave a comment