la finestra sul retro

13 Agosto 2019
Written by: Gabriella Zambrini
rear window mini serie 3rd pic

 

Lo confesso: spesso per trovare ispirazione ascolto le parole degli altri. Nei bar, in metropolitana, in tutte quelle situazioni comuni in cui, facendo altro, puoi sondare l’animo umano e tirarne fuori del materiale, forse non tanto utile di per sè, ma giusto per avere degli spunti di riflessione.
Tavolo con nove persone in un bar dove servono l’apericena (neologismo orrifico dei nostri tempi intellettualmente stitici).
Parlano di lavoro e intuisco che svolgono un’attività al pubblico, ma non capisco di che genere. Gli sprazzi di conversazione sono lacerati da qualche urletto isterico che proviene dalle panchine del parco di fronte dove sostano degli scellerati adolescenti che ridicolizzano un’ improbabile Lolita che ha pensato bene di uscire in città con una mise poco al sopra di un bikini.
Ora che hanno finito il primo round di saccheggio al buffet la conversazione si fa sempre più fitta. E parlano ancora e sempre di lavoro, finché uno sbotta esortandoli a cambiare discorso.
Incredibilmente obbediscono ed iniziano a parlar male di altri colleghi: Hai visto tizia come si è conciata, hai visto tizio che ha fatto al capo, quello non si lava, quello non sa leggere, quell’altro che non sa scrivere e via così.
Con i miei amici sorridiamo amaramente e immaginiamo se ci sia altrove, nel mondo, in questo stesso istante, un tavolo simile che stia parlando allo stesso modo di noi. Proviamo ad immaginarci le loro facce, i loro vestiti, proviamo anche a dar loro un nome ed infine decidiamo che il nostro tavolo immaginario è quello degli amici persi nel tempo. Ed è così che ci trastulliamo in un’afosissima sera di mezz’estate.

“Il frocio s’è sposato poi? ” si leva alta la voce di una volgarissima bionda obesa
Improvvisamente ammutoliamo e all’unisono decidiamo di alzarci e andarcene. E’ tempo di non farsi guastare oltre la serata.

 

 

And the winner is...
World Photography Day
Bei ricordi

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