L’altra faccia dell’amore

15 Maggio 2019
Written by: Gabriella Zambrini

Sere fa mi imbatto in un’intervista a due persone che praticano il kinbaku, ovvero il bondage. Sì, proprio quella pratica che il grande pubblico ha conosciuto in maniera assolutamente ridicola attraverso le avventure della ragazzotta di 50 Sfumature di grigio. In questa intervista invece il tema viene affrontato in maniera diversa, sicuramente più autentica o comunque con un approccio che mi ha indotto poi ad una serie di riflessioni. I due intervistati sono una master e una slave, dove quest’ultima è un transessuale.
La master parla di vari scenari che le sono capitati nel corso della sua carriera. Parla di clienti, pertanto è chiaro come le sue propensioni l’hanno condotta a svolgere tali pratiche per lavoro. La più bizzarra delle richieste ricevute è stata una crocifissione. Ma non con i chiodi, incalza il giornalista. No, no, con i chiodi, conferma la donna. De gustibus, mi dico. D’altronde ognuno è libero di offrire il proprio giardino privato a chi, quando e, soprattutto, come meglio crede.
La slave descrive la pratica della mummificazione e, sulle sue parole, cominciano a scorrere immagini delle due intente a metterla in atto. La slave viene quindi avvolta, partendo dalla testa, nella pellicola trasparente per alimenti. Che gusto ci prova? Mistero. Tuttavia a una domanda del giornalista che la interroga sul desiderio di sentirsi prigioniera, risponde no, e che, contrariamente a ciò che si possa pensare, è un atto altamente liberatorio. La possibilità di abbandonarsi completamente a qualcuno di cui ci si fida ciecamente è il piacere più puro che si possa provare. L’estasi, quella vera, conclude.
L’amore è anche questo. La bizzarria non ci deve scandalizzare, semmai deve invitarci a riflettere. A giudicare siamo bravi tutti, molto meno a comprendere.
(In foto un mio indegno tributo a Nobuyoshi Araki, sommo maestro di fotografia erotica, che tanto amò Chiro il gattino di sua moglie, morta prematuramente)

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