MIRACOLI SOTTO CASA

23 Ottobre 2020
Written by: gzstudio foto

Ho sempre avuto una paura tremenda dei gatti. Una paura da restare immobilizzati o, peggio, quella che ti fa fare dei gesti inconsulti, tanto che finisci per avere la peggio. Però li ho sempre amati, e li avevo anche nutriti qualche volta, sempre a distanza e con le dovute accortezze. Toccarli mai! Anche ora che parcheggiavo in una autorimessa confinante con una piccola colonia felina, non era cambiato nulla: li guardavo, li ammiravo a distanza e nulla più. Non facevo nessun cenno per chiamarli o attirarli a me, nessuna vocina o verso idiota per fraternizzare. Una sera, rientrando dal lavoro, vedo lei, una randagina bianca e nera,  elegante e composta, sul muretto di cinta del giardino della chiesa dove alloggiavano lei e altri trovatelli. Mi guardava fisso negli occhi. Bloccai l’auto per guardarla a mia volta. La sera dopo le portai dei croccantini. E poi la sera seguente e la sera dopo ancora. Lei prese a cercarmi. Alla solita ora la trovavo sul muro di cinta dove l’avevo vista la prima volta.

Finii per fare conoscenza con la gattara che si occupava della colonia. Mi raccontò che erano tre i gatti: la mia nuova amica si chiamava Briciolina, perché era minuta, l’altra femmina Codina perché, al contrario, aveva la coda grossa. Me la indicò. Era bellissima, sembrava un Norvegian Wood, ma era piuttosto indifferente nei miei confronti. Briciolina invece ruotava attorno a me senza sfiorarmi, con la coda curva sulla punta. L’unico maschio era una specie di delinquente, lo aveva chiamato Demon. Le gattare mettono sempre nomi sciocchi ai randagini.

Una sera, prima di scendere dall’auto, lasciai lo sportello aperto e tergiversai qualche minuto per radunare alcune cose sparse sul sedile del passeggero che erano volate fuori dalla borsa in una frenata brusca. Briciolina era fuori e mi osservava. Un istante dopo me la trovai sulle ginocchia. Rimasi immobile, ma stranamente non ebbi paura. Lei non si mosse. Restò immobile forse in attesa di una carezza che non arrivò.

Il giorno dopo raccontai alla gattara l’avvenuto e lei subito cominciò a pressarmi affinché adottassi Briciolina. Che nomi sciocchi mettono le gattare ai trovatelli, pensai tutte le volte che me lo disse. Restavo fermamente della mia idea, i gatti sono belli da lontano. Non li tocco, men che meno li voglio in casa. Una sera però Briciolina mi seguì fino al portone. Mi spaventai. Avevo sentito qualche leggenda metropolitana sul fatto che i gatti ti scelgono. Ma che idiozie! M’infilai nell’ascensore, ma non nascondo che il fatto, per certi versi, mi turbò. La sera dopo Briciolina non si fece vedere. M’incamminai verso casa un po’ preoccupata, poi tornai indietro a cercarla. Entrai nel giardino della colonia per vedere se era là. Accesi la torcia del cellulare per fare luce, ma niente. Me ne tornai a casa sconfitta.

Il giorno dopo la ritrovai al solito muretto. Chiamai la gattara al telefono e le chiesi di scendere con un trasportino. Mezz’ora dopo Briciolina era a casa mia. Con il suo nuovo nome, Jasmine.

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