Sakura

Sakura

Con il termine sakura si definisce in Giappone la fioritura degli alberi in primavera. Nel periodo della sakura si pratica l’hanami, ovvero il bearsi nel guardare per ore gli alberi in fiore senza fare null’altro che godere di tanta bellezza. Nei giardini e nei parchi pubblici i giapponesi trascorrono del tempo semplicemente seduti su una panchina, da soli o in compagnia, a guardare i fiori in assoluto silenzio. E’ il loro modo per salutare l’arrivo della primavera, per molti è soprattutto quel ritaglio di tempo che dedicano alla bellezza per scacciare stress e frustrazioni. Si sa, infatti, che i giapponesi sono uno dei popoli che dedica maggior tempo al lavoro in assoluta dedizione. Le loro usanze e il loro modo di pensare sono lontani anni luce dalla forma mentis di noi altri occidentali. Avremmo tanto da imparare da loro, e soprattutto non dovremmo perdere questa straordinaria lezione di vita che impartisce la pratica dell’hanami.

Ieri sono andata al parco per fotografare i ciliegi in fiore. Stavolta, mi son detta, porto l’ammiraglia, cioè la macchina fotografica con cui faccio foto professionali e non la piccola con cui solitamente faccio street photography. La mattina metto in carica la batteria, inserisco la memory card che avevo estratto il giorno prima per scaricare degli scatti. Pulisco accuratamente il sensore. Tutto con una flemma e una meticolosità da rito del tè. Preparo lo zaino leggero, non quello che porto di solito con tutto l’armamentario. Mi preparo ed esco. Arrivo al laghetto dell’ Eur dopo aver percorso circa sedici kilometri con l’auto. Pieno di gente come se fosse tana libera tutti. Erano giorni che desideravo uscire con la fotocamera, e vedo che questo mio desiderio era uguale a quello di tanti tanti altri. Con mia sorella arriviamo fino ad un bar immerso nel verde per un caffè. E poi via, a scattare!

In quell’istante sgrano gli occhi e capisco di aver lasciato la batteria a casa. La mia ammiraglia recede istantaneamente allo stadio di soprammobile. In queste condizioni è inutilizzabile. Dopo un primo istante di cocente frustrazione mi rassegno a quest’ingloriosa sconfitta. Forse è proprio questa la condizione superiore dell’ hanami: godere della caducità della bellezza solo con gli occhi e lo spirito, senza sciocchi tentativi di fermare quei momenti. La bellezza è struggente solo quando sfugge di mano. Lascia il lavoro a studio per un giorno, mi dico, e assapora questo fragile, commovente, momento.

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